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"Da nomadi a clandestini" - Franco Fadda

aperta dal 24 luglio al 13 agosto,
dal luned́ al venerd́ 10.00 - 13.00 / 16.30 - 19.30

Udo Rein: artista
Franco Fadda: curatore
Ivo Serafino Fenu: critico
Antonello Chessa: Sindaco di San Vero Milis
Ingresso gratuito

"Lo straniero separato dai suoi concittadini e dalla famiglia dovrebbe ricevere un amore maggiore da parte degli uomini e degli dei". (Platone)

Il lavoro di Udo Rein ha un suo inizio con una documentazione filmica che spesso è frutto di un impegno lungo settimane, mesi e in certi casi persino anni come per la serie EXIT. Una riproduzione di immagini tratte da un percorso di esplorazione di situazioni urbane e metropolitane spesso dimenticate. Testimonianza di questo percorso ne sono le atmosfere di un proprio nomadismo, non solo geografico, ma soprattutto culturale dei viaggi fatti a Buenos Aires, a l'Avana, a New York, a Shangai, a Seul, a Città del Capo, a Belgrado, a Istanbul, a Tokio, a Sofia, a Riga, a Amburgo e a Londra solo per citarne alcuni. Dai film ai film stills, e da questi ai quadri collage, in genere su legno. Su tutto dominano i soggetti rappresentati e i colori, che cambiano in base agli ambienti offerti. Non c'è troppa speranza nei suoi lavori. Se per speranza si intende apertura a un mondo diverso da quello descritto. Aspetta, e osserva con uno sguardo un pò defilato chiedendosi e chiedendoci cosa stia succedendo. Abbastanza preoccupato dalla realtà sociopolitica ma senza la pretesa di offrire lezioni o insegnamenti per il futuro. Denuncia situazioni socioculturali deprimenti tratte da ambienti degradati. Una specie di moderno viandante che cerca nei diversi angoli di mondo la memoria del presente. Indaga l'universo clandestino, suburbano, come luogo cui porre l'accento sulle tante contraddizioni del nostro momento storico.

 

Lo fa in lavori quali 5min.5sec., o in Lost paradise e EXIT.YNC un'indagine sul mondo dei senzatetto, sui clochard, sui disadattati, sul loro modo di abitare il tempo. Un cosmo caratterizzato dall'esperienza del contrasto e dalla lacerazione. Oppure nel recentissimo Gazela, sulla comunità Sinti e Rom di Belgrado, una ricerca in una sfera mai amata e in perenne conflitto con il circostante. L'eresia per cui lo straniero nomade è un nemico silenzioso è l'unico forgiatore del malessere della nostra società. Udo Rein ci offre un'affascinante sfida per chi abbia voglia di rinunciare ai propri luoghi comuni e avvicinarsi, arginando il pregiudizio, a un popolo che perpetua tenacemente, come popolo realmente globalizzato valori e relazioni da noi radicalmente rifiutati. Le gabbie in genere in cui sorgono i campi nomadi sono periferie, zone industriali o snodi stradali, se non addirittura terreni in prossimità di discariche. Spazi in cui tutt'al più ci si può sentire reclusi. Nessuno verrà a investire, nessuno valorizzerà quei luoghi, nessuno può sentirvisi libero. Fa tristezza e tenerezza insieme vedere il mercatino di Gazela sotto il ponte e la pioggia. Un mercato in cui viene scambiato di tutto. Scarpe vecchie, vecchi vestiti, specchi, libri, spazzolini, ferri da stiro, pentole arruginite, poltrone ammuffite, giocattoli rotti. Persino creme usate. Una condizione di grave miseria e umiliazione subita con sofferenza. Sarà sempre difficile, per un rom che risiede in un campo, trovare un lavoro, coś come sarà sempre imbarazzante per il bambino e l'adolescente rivelare il luogo in cui abita o partecipare a momenti di socialità con altri bambini. E i bambini in particolare sono i protagonisti di Gazela. Non solo in Serbia ma anche in Italia e in tutta Europa ci sono segni di una intolleranza verso un universo che viene perseguito e relegato a esempio del negativo. Con queste ricostruzioni, testimonianze di esperienze individuali, lo sguardo di Udo Rein ci offre la possibilità di uscire da un indistinto silenzio e di vedere artisticamente rappresentata la solitudine di un'intero popolo. Di questa serie fanno parte il video Gazela e diversi quadri: Ljubav (love), Majka, Lost in nature, Osveta, Nosunn, Gazela. Pepeo e altri.
 

Franco Fadda, 2009

 
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